La differenza tra distretto e cluster è spesso terminologica e a volte i due termini vengono usati in maniera intercambiabile. Peraltro la legislazione nazionale e quelle regionali sono in continuo divenire e spesso aumentano la confusione.
In Veneto fino ad oggi la normativa regionale individuava i “Distretti produttivi” nelle sole aggregazioni formate da un minimo di 100 aziende che sottoscrivevano un “Patto per lo sviluppo” a valenza triennale con il solo obbligo di nominare al proprio interno un Rappresentante di Distretto quale soggetto incaricato di interloquire con le Istituzioni. Pur ottenendo un importante riconoscimento formale, a seguito di tale definizione, numerosi Distretti sono rimasti solo sulla carta in quanto mancava loro una stabile organizzazione interna, basandosi per lo più sulla buona volontà di qualche azienda leader o su Associazioni di categoria esterne.
La normativa in fase di approvazione (novembre 2012) supererà tale rigida definizione legata al numero di aziende aderenti e prevederà diverse tipologie aggregative a seconda della tipologia di aziende e alle loro strategie di sviluppo. I nuovi Distretti dovranno obbligatoriamente organizzarsi attorno ad un Consorzio con il quale verrà sottoscritto un Accordo di programma.
Il Distretto Veneto dei sistemi per l’illuminazione è stato prodromico, in tal senso, in quanto ha deciso da subito di dotarsi di un soggetto gestore con il Consorzio Luce in Veneto, cui aderiscono una cinquantina di aziende tra le 140 sottoscrittrici del Distretto. Nell’attuale fase transitoria il cluster può essere, quindi, rappresentato sia dal “Distretto”, essendo l’unico formalmente riconosciuto dalla Regione, sia dal “Consorzio” in quanto rappresenta la forma più vicina ad una cluster organization in quanto dotato di personalità giuridica e di un CdA che ne definisce l’approccio strategico.


